Fulvio Viola. Ottanta anni di pittura

Pescara, Museo Casa natale di Gabriele d'Annunzio

12 - 28 febbraio 2010 - Mostra

Fulvio Viola. Ottanta anni di pittura

Il 12 febbraio 2010 alle ore 18, presso le sale epositive della Casa natale di G. d'Annunzio a Pescara sarà inaugurata la mostra  Fulvio Viola: ottant'anni di pittura.
Sarà presente il Soprintendente per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici dell'Abruzzo Dott.ssa Lucia Arbace.
La mostra resterà aperta fino al 28 febbraio con il seguente orario:
9 – 13.30 tutti i giorni.

Nato a Pianella (Pescara) il 23 luglio 1926, amico e collaboratore di Tommaso  Cascella, Fulvio Viola ha studiato pittura a Firenze presso l’Istituto d’Arte e l’Accademia di Belle Arti.
Il periodo di formazione fiorentino, iniziato nel 1952, si è concluso nel 1957 con il ritorno a Pescara, dove Viola ha proseguito la sua attività pittorica fino ad oggi. L’artista ha partecipato a diverse rassegne regionali, nazionali ed internazionali, tra le quali il Salone dell’Unesco di Parigi, la Promotrice di Torino (1950), la Quadriennale d’Arte di Roma (1951-1960) e la Mostra Nazionale di pittura “Francesco Paolo  Michetti” di Francavilla (1950-1961), conseguendo numerosi premi e riconoscimenti. 
Il solitario e appassionato dialogo con la natura, attraverso le marine e le colline della sua Pescara, l’esistenza trascorsa accanto alla famiglia, il contatto con le persone più umili incontrate per le strade, fanno maturare in lui un profondo senso di identità umana e artistica. Nel suo stile essenziale e primitivistico prendono consistenza gli ideali di immediatezza, che sono gli attributi irrinunciabili dell’artista: innocenza e semplicità come forma di espressione diretta e trasparente.
La potenza costruttiva dell’immagine, la scabra e severa espressività delle sue figure ricordano l’essenzialità arcaica della grande tradizione toscana. La spiccata sensibilità per i modi umili e sinceri del mondo popolare, conducono la sua poetica ad una elementarità forte ed armoniosa, spesso segnata da una struggente malinconia, a tratti animata da soprassalti drammatici e da accenti espressionistici. 
Il carattere austero, in parte umbratile e introverso della sua personalità rivela in realtà una natura profondamente mite, che non ha mai perso quel senso di religiosa fiducia nell’umanità, sostanza della sua arte. 
Così, senza mai assecondare le mode passeggere, senza mai cercare il successo mondano e le gratificazioni economiche, ha seguito il suo percorso artistico in modo libero e onesto, abbracciando uno stile di vita semplice e cercando la fonte di ispirazione nella stessa umiltà della sua esistenza appartata. Da qui la sua capacità di cogliere la vera poesia, quella semplice degli sguardi, dei gesti, delle azioni quotidiane, nell’aura senza tempo delle sue marine, delle sue colline, delle sue periferie silenziose e proprio per questo “parlanti”.